la tenacia, un libro da colorare e la lotta agli sprechi.

Allora, siccome niente cambia da sé, ho messo in atto una piccola rivoluzione personale. Una di quelle che non si dicono ad alta voce, non si sbandierano ai quattro venti, un po’  per scaramanzia e un po’ perché ci ho provato troppe volte nel corso degli anni passati e ho perso un po’ di credibilità. E insomma, dicevamo, la piccola rivoluzione personale. Perché ora? Perché il duemilaquindici è stato l’anno del mio grande cambiamento, della svolta. L’anno in cui ho sentito che qualcosa stava arrivando, una nuova consapevolezza di me, dei miei limiti e delle mie vere capacità. Mi sono messa molto in discussione, ho aggiustato il tiro, mi sono data del tempo. Per riflettere, per pensare, per migliorare. Perché io credo che una persona non possa (e non deva) cambiare il suo carattere, ma che invece possa e deva, puntare sempre a migliorarsi. E mi sono chiesta cosa non mi andasse bene, a trecentossessanta gradi e piano piano ho cercato di modificare tutto quello che era in mio potere per migliorare tutti gli aspetti della mia vita che non mi convincevano, a cominciare dalle relazioni con gli altri. E certe cose, tante devo ammettere, sono davvero migliorate.
e allora questo duemilasedici sarà la continuazione del cammino intrapreso l’anno scorso. sarà la riconferma degli obiettivi già raggiunti e la messa in pratica di nuovi. Forse più ambiziosi, senza dubbio più difficili, ma si sa che non c’è scritto da nessuna parte che le cose debbano essere sempre facili.
Stamattina ho puntato la sveglia alle sei, ho tergiversato un pochino e stavo per cedere al solito pigro auto-consiglio del “incominciamo da domani”, ma poi mi sono detta che se non sono io a cambiare qualcosa, nulla può cambiare. E quel qualcosa in questo caso era alzarmi e pedalare un quarto d’ora. E poi piano piano forse quel quarto d’ora diventa venti, poi trenta e infine quaranta minuti di pedalata al giorno. Lo diventerà solo se io deciderò che è così. Fino a che mi autoconvincerò che l’universo ce l’ha con me e che il mio destino è quello di restare grassa e pigra a vita, allora ci resterò.
E ok, dopo cinque minuti che pedalavo e stavo per rischiare l’infarto è arrivato Ale perché gli scappava la pipì. Scendi dalla cyclette e aiutalo e riportalo a letto. Risali sulla cyclette e finisci, poi stretching, poi finalmente doccia. E mentre ti lavi felice ecco il ronzio più inquietante del mondo e io che schizzo via dalla doccia come Usain Bolt ancora mezza insaponata e in preda al terrore rischiando anche di scivolare ed ammazzarmi. Per poi scoprire che era una cavolo di cimice, non si sa come sopravvissuta alle temperature polari di questi giorni. E poi i bambini che non si volevano alzare, e Chef che mi mangia pane e crema alle nocciole sotto il naso mente io me ne sto lì, con il mio succo di frutta totally home-made (ebbene sì, ho finalmente l’estrattore di succo, regalo di compleanno!) e due mandorle e un po’ di yogurt a ripetermi come un mantra che la nutella mi fa cagare. Apparentemente come prima mattina è stata un disastro. E invece alle otto eravamo tutti in macchina, i bambini ridevano, non si sono sentiti i soliti strepiti angosciati di chi è sempre sul filo del vaffa e la frutta secca ha fatto il suo lavoro perché sono arrivata all’una e passa che non ho quasi mai avuto fame. E per la prima volta ho fatto un planning settimanale di spesa, ricette e cose da fare da persona normale e non da psicopatica maniaca del controllo (e delle calorie in eccesso). E ieri mi sono comprata un colorino book, come regalo di stimolo.Non un vestito, non un rossetto o una bottiglia di vino. Niente che sia legato al fisico, ma qualcosa che nutra e distenda la mente. E sarà un anno fatto anche di traguardi e di gratificazioni personali. Ho deciso di indulgere di più con me stessa, che ho visto essere una tattica che ripaga. E scrivo, scrivo, scrivo ogni volta che posso. Che con due bambini piccoli incastrare tutto non è facile ma ci si prova. E comunque so che ci vorrà tempie che il mio sarà un percorso lungo, disseminato di tantissimi sbalzi d’umore e di alti e bassi a iosa. Sto andando sempre più in profondità, sto scoprendo cose legate al mio rapporto con gli altri e con il cibo a cui non avevo mai pensato. Ho scoperto che niente capita mai per caso e che probabilmente mi ci vorrà più di un anno per cambiare stile di vita. Ma l’universo, il karma, gli ormoni e compagnia bella non sanno una cosa sul mio conto: io sono tenace. Maledettamente, infinitamente tenace.
E oggi ho cucinato un risotto vegetariano ai carciofi, e con quello che è avanzato ho preparato delle crocchette sempre veg da cuocere in forno. Non è più tempo di sprechi, gente. E io non sono una di quelle che prepara biscotti con gli scarti della centrifuga, per carità. Con gli scarti ci faccio il compost per le piante, semmai. Ma ho detto basta agli sprechi: quello che si può, si recupera. C’è troppa gente che fatica a mettere insieme il pranzo con la cena e non parlo dell’Africa ma di realtà terribilmente vicine a noi. Abituiamo i nostri figli a non buttare via il cibo. A mangiare cose cucinate e che non vengono per forza sempre dall’altra parte del mondo. A separare la carta dalla plastica. A spegnere le luci quando escono da una stanza e a lavarsi i denti chiudendo il rubinetto. Abituiamoli al rispetto della natura, degli animali, degli altri. Abbiamo la grande responsabilità di crescerli: sta a noi decidere come e in che modo. Ma difficilmente il risultato sarà eccelso, se non se li abituiamo noi stessi alla gentilezza e all’amore. Loro ricalcano le nostre sagome, seguono i nostri passi e imparano dal nostro esempio. Io guardo i miei bambini e mi dico che fino ad oggi, ho fatto un buon lavoro. Ma niente mi impedisce di fare meglio, sempre.