Con i piedi sul tavolo.

Con i piedi sul tavolo e Keith Jarret in sttofondo che suona I fall in love too easily al Blue Note: il mio anno è cominciato così. La campagna oggi è più bella che mai, invasa da un sole così forte che se la guardassi in foto e mi dicessero che è stata scattata in luglio ci crederei. Oggi tutto si muove lentamente, ovattato, soffuso. Oggi si tracciano bilanci, si stilano liste di propositi che bene e spesso verrano disattesi o accantonati. Oggi ognuno di noi ha pensato sicuramente di cambiare qualcosa. Perché è insito in ogni inizio, in ogni avventura, in ogni viaggio e la vita non è altro che questo: un’esperienza, un cammino dal quale non possiamo esimerci. ma possiamo scegliere che scarpe indossare, per agevolare i nostri passi. Possiamo decidere di percorrerla con una compagnia degna e meravigliosa, oppure di fare una traversata in solitaria. Non ci è dato sapere come e quando il viaggio finirà, né conoscere le sue tappe intermedie: per questo pianifichiamo, per renderci l’idea dell’ignoto più sopportabile.
Beh a me piace, non sapere dove andare. Non conoscere il programma e nonostante io sia consapevole che qualcosa potrebbe non piacermi affatto, non riesco a frenare l’eccitazione per la novità. Ogni anno per me è come un taccuino pieno di pagine bianche, tutte a mia disposizione e sta a me riempirle. E posso sempre scegliere come e con chi. Tutti possiamo, non dovremmo dimenticarcelo mai. E non dovremmo nemmeno dimenticarci che tutto quello che decidiamo di fare, il modo in cui ci comportiamo, come vogliamo essere, dipende solo da noi. E allora io mi dico che voglio continuare a tenere i piedi sul tavolo, perché anche se per una vita mi hanno detto che non si fa, che non sta bene, che è da maleducati, a me è sempre piaciuto farlo. Li tengo incrociati uno sull’altro, stretti in un paio di stringate di cuoio marrone, la schiena appoggiata alla sedia e un braccio mollemente abbandonato all’indietro, lo sguardo perso fuori dalla finestra e una penna tra le dita e la parola grazie sempre tra le labbra. Perché è così che voglio cercare di essere: grata. Per tutto. Per il semplice fatto di essere viva, per poter stare al caldo, per avere la possibilità di scegliere come e cosa mangiare, per poter passare del tempo con chi amo, per il lusso dell’accesso alle cure mediche per me e per i miei cari. Per il sole che inonda il tavolo della cucina e si appoggia sulle mie dita che battono freneticamente sui tasti del Macbook. Grata per il rumore di piccoli piedini scalzi che al mattino corrono verso il mio letto, per due manine grassocce che mi cercano sempre, per i tuoi occhi neri al mattino, per il tuo sorriso liquido che ogni volta mi scalda il cuore. Grata per fare un lavoro che mi piace e per avere anche la possibilità di scrivere per piacere e non per mestiere. Che sia un anno da riempire di gratitudine, di gentilezza e di piccole gioie e traguardi quotidiani. Che sia per ognuno di voi una piccola grande rivoluzione personale, che possiate trovare tutto quello che state cercando e che i vostri sogni si realizzino.
Io ho scelto.
Ho scelto di dire grazie, sempre e per ogni piccola cosa, anche la più scontata. Di trovare la forza per chiedere scusa. Di essere gentile. Di smettere di giudicare.
E di tenere i piedi sul tavolo, ogni volta che mi va.
Benvenuto trentatreesimo anno.
Namaste.